
“The BeatBird” è il cortometraggio del 2024 ispirato dai testi di alcune canzoni dei Beatles.
Quattro minuti e ventiquattro secondi per raccontare una storia di rifiuto, emarginazione, droga, vendetta, sfortuna, inquinamento e ciclo vitale.
Protagonista è l’ennesimo uccellino sfigato perché nato nero in una covata di candidi colombi. Ma è diverso non per un fenomeno di scambismo, bensì per uno sfortunato caso altamente poco probabile, che vede la vittima bruciarsi con l’elettricità di un fulmine. Un evento raro se si considera il ridotto volume di un uovo, difficilmente centrabile dal fulmine di un temporale. Ma si sa, i repentini e tipicamentelondinesi cambiamenti climatici hanno sconvolto ogni probabilità di previsione e prevenzione.
E per raccontare questa fantozziana avventura di vendetta che si ritorce contro lo sventurato vendicatore, ci pensano le voci dei quattro di Liverpool, le cui canzoni hanno spaziato tra gli argomenti più vari da cui, negli anni, sono state tratte molteplici storie televisive e cinematografiche.
Il consiglio è di guardare il cartone animato oltre i confini della mente psichedelica e soprattutto del finale.
La recensione di Davide Ferraresi
Ecco la celebrazione “uccellinesca” dei Fab Four!
Da tempo l’autrice sfrutta le incredibili possibilità dei suoi uccellini di interagire e scimmiottare la nostra civiltà; questa volta un uccellino anomalo, annerito da un fulmine, preso in giro dai fratelli si allontana dal nido alla ricerca di un’identità.
A far da contrappunto a questo viaggio alcuni dei più bei brani della migliore stagione dei Beatles: Rain (1966), Here Comes the Sun (1969), Revolution (nella versione del lato b di Hey Jude 1968), Blackbird (1968), Strawberry Fields Forever (1967), Tomorrow Never Knows (1966), Across The Universe (1970, Free as a Bird (1977-1995), Hey Jude (1968). Un viaggio a volte lisergico, a volte spaziale alla ricerca della propria identità di uccellino nero, spaesato ed un po’ vendicativo con i fratelli normali ed omologati per identità di specie e di genere.
Nella fase lisergica l’uccellino si stona con il polline di un papavero e viene catapultato in una danza multicolore che lo porta ben oltre l’arcobaleno e lo farà ritornare consapevole ed agguerrito: il Calimero del 21° secolo, però, non si sbiancherà con “AVA COME LAVA!” ma si scontrerà con la modernità, che raffigura la natura senza comprenderla.